L'interruttore della rabbia

Domenica scorsa sono diventata matta. Quando il sonno aveva ormai preso il sopravvento sui bambini e stavamo per andare a dormire, ecco che il più piccolo mi chiama: "Mamma, ma come faccio ad andare a dormire? Il mio letto è coperto di panni!"
Sono esplosa.
Ho iniziato ad urlare contro di loro perché non avevano fatto le due semplici cose che avevo chiesto quella mattina: mettere i panni stirati nell'armadio e rifarsi il letto.

Era stata una giornata pienissima: la minaccia di neve ci aveva costretti a spostare l'auto non attrezzata nel garage che in questi mesi si era riempito di scatoloni vuoti, praticamente un trasloco. Nel frattempo ho dovuto pensare a spesa, pranzo, cena, stiro e lavatrici, costringendomi ad uscire in tuta, spettinata e in disordine per non perdere altro tempo. Al pomeriggio pranzo e cena erano sistemati e l'auto era in garage ai primi fiocchi di neve. Avevo completato tutti i task, ma volevo che la domenica fosse comunque una giornata di svago per la famiglia, perciò avevo ritagliato due momenti per i giochi di società e una piccola escursione col bob sulla neve, che nel frattempo aveva ricoperto le strade copiosa.
Ero riuscita con una fatica colossale a completare ed incastrare tutto. Tranne insegnare ai miei figli a svolgere due semplici compiti che erano stati loro richiesti. Due su tanti altri che avevano svolto correttamente, ma per me in quel momento non bastava.



Dopo aver gridato mi sono resa conto che il motivo di tanta rabbia aveva poco a che fare con la disattesa delle mie indicazioni. Era perché ero stanca, era perché non avevo più forze e volevo solo stendermi a gambe all'aria.
Il motivo per cui noi mamme diventiamo matte non è sempre e solo il comportamento dei nostri figli.

E' perché ci sentiamo poco apprezzate.
E' perché siamo in imbarazzo per la nostra casa disordinata.
E' perché ci sembra che tutti gli sforzi che facciamo siano inutili.
E' perché  dobbiamo sempre ricominciare da capo.
E' perché non ne possiamo più di scavalcare il disordine sul pavimento e sederci tra i giocattoli sul divano.

Non siamo capaci di coinvolgere i nostri figli nella cura della casa o di loro stessi, anche solo per raccogliere un giocattolo o l'incarto di una merendina, e questo ci fa sentire dei genitori falliti.
"I miei figli non mi ascoltano" è solo una scusa: siamo sopraffatte da troppi compiti, sovraccariche, stressate, stanche del chiasso che abbiamo intorno. Le gioiose risate dei bambini anziché riscaldarci il cuore finiscono per mandarci in bestia e ci sentiamo derise da quella che ci sembra un'immotivata allegria.

Ci sono cause molto diverse nascoste nella rabbia, sia la nostra che quella dei bambini. Quando accade che noi o loro ci arrabbiamo, dovremmo sempre porci queste domande:
- Cosa mi ha fatto arrabbiare? Cosa stavo facendo? Cosa pensavo?
- Ero stanca o affamata? I bambini erano stanchi o affamati?
- Ci sono stati momenti in cui abbiamo reagito in maniera diversa ad una serie di eventi simile?

Queste domande ci permettono di affrontare i momenti di rabbia con un approccio cognitivo e risalire all'interruttore che fa scattare in noi la reazione esagerata contro i nostri figli.
Individuare la causa della rabbia, trovarne l'interruttore, ci farà capire se abbiamo bisogno, noi o i bambini, di riposo, silenzio, cibo o abbracci.
Prevedere e anticipare i bisogni eviterà le reazioni impetuose di tutti, saremo più propensi all'ascolto e alla comprensione. La casa sarà pacifica e silenziosa, i bambini più cooperativi, e ritroveremo la gioia del trascorrere il tempo insieme.


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