Maestri di vita

Sto leggendo un editoriale di un giornale di partito sammarinese che non nomino.
Pochissimi giovani oggi sanno che cosa faranno da grandi, così come ancora meno di loro riescono a seguire i propri sogni. Troppo pochi sono i "maestri di vita" che incontrano sul loro cammino e quindi si costruiscono il proprio mondo nascosto, pieno di arroganza, prepotenza ed indifferenza. Per molti di loro il futuro sarà semplicemente quello di diventare degli spettatori [...] sono psicologicamente fragili e condizionabili perché ciò che è importante è solo l'apparire.
Come non essere d'accordo, specie dopo che stamattina sulla panca dell'asilo nido la bimbetta duenne a fianco di Pallina si spogliava del giacchetto CK junior rivelando un inopportuno completino Danza mentre la mamma sostituiva la Hogan da pioggia con il sandalino Birkenstock.
Voi ricordate i vostri maestri di vita? Come ogni bambino, prima dei dieci anni volevo fare l'astronuta, la ballerina e il lavoro di mamma e papà. Tutto contemporaneamente, ovvio. Poi ho scoperto che la carriera di astronauta mi era preclusa a causa dei difetti alla vista. Poco male: avrei fatto la scienziata che costruisce cyborg, come un personaggio secondario di un cartone giapponese degli anni ottanta. Il pensiero non mi ha mai abbandonato e ho seguito il mio sogno: ho fatto l'ITIS per imparare elettronica e informatica, poi ingegneria con specializzazione robotica. Durante il mio percorso ho incontrato molte belle persone che mi hanno indotto a cambiare direzione, ma non mi sono mai trovata senza un obiettivo cui puntare.
C'era la prof di italiano, la Gamba, in effetti una donna in gambissima che aveva una seconda attività molto fiorente, ma continuava ad insegnare "perché se no come mi diverto io senza di voi?" Il suo piacere per l'insegnamento era sincero. Amava stare coi giovani, si faceva matte risate alle interrogazioni, non perdeva mai la calma (italiano all'ITIS, non so se mi spiego...)
C'era il prof di Elettronica Industriale, non ricordo il nome, mi sono iscritta ad ingegneria per diventare come lui. Accettava solo volontari alle interrogazioni, ci si iscriveva come all'università, e la gente riusciva a prendere delle insufficienze comunque...
C'era il docente di Geometria all'università di Bologna, Ferri. Non ho abbandonato gli studi solo grazie a lui. E poi la prof di Controlli automatici, il mio modello di donna in carriera, nome dimenticato. E il prof di Robotica, un vero mito, anche il suo nome l'ho scordato. Infine il relatore della tesi, Vigo, allora assistente di Ricerca operativa, una splendida persona. Non riuscivo proprio a dargli del lei... lo incontravo in bicicletta per via Ugo Bassi e mi scappava sempre il "ciao!" di cui mi dovevo scusare al colloquio successivo.
Persone splendide che non ho mai ringraziato come si deve.

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