Uomini e donne oggi. Costruire nuove relazioni di genere e generazione - Parte 2

Questo post è la seconda parte degli appunti presi durante l'intervento di Rossella Ghigi alla conferenza del 18 novembre 2010


La crisi del maschio

Già a metà dell’ottocento si parlava di crisi del maschio.


Wej-ji è l’ideogramma cinese del termine crisi. I cinesi compongono questo ideogramma attraverso la combinazione di due parole: pericolo e opportunità. In nessuna altra lingua è così ben condensato il significato del termine.

Pericolo e minaccia: qualcosa di stabile si spezza
Opportunità: apertura verso il nuovo

Questo passaggio viene vissuto con angoscia perché vengono messi in discussione alcuni assiomi consolidatisi nel tempo: potere e superiorità sul femminile.
Se il principio che l'uomo è superiore sulle donne (e sugli uomini devianti) è minacciato, il fondamento dell'identità maschile vacilla.
Individualmente gli uomini non sono in grado di elaborare il cambiamento di ruolo.Devono cercare un ruolo autonomamente, senza fare riferimento ad un modello di forza autoritaria e che rinunci al presupposto di superiorità sul femminile. E’ necessario inventarsi un modello ex-novo convincente e autorevole.
Per la prima volta nella storia, da un punto di vista formale,non è possibile e lecito affermare una superiorità maschile sul femminile
Il maschile si deve definire come Uomo senza avere il piedistallo della superiorità.
Dal dopoguera, l'idea del femminile è enormemente cambiata, pertanto il maschile non può non cambiare. 
Fino ad oggi tutto è stato creato e definito dall'occhio del maschio (religione, arte, storia…), ma l’occhio non è in grado di vedere se stesso.
L’uomo utilizzava la donna come specchio in cui riflettersi e vedersi più potente, la presenza di un essere più debole, da proteggere o comandare, la cui sopravvivenza dipendeva dalle sue decisioni, lo rendeva potente e virile. 
Rimpicciolendo volontà e potenzialità della donna, lo specchio del femminile diventa uno specchio deformato in cui l’uomo può vedersi due volte più alto [1]. 
Ai giorni nostri lo specchio non è più deformato, tra uomo e donna sussiste una relazione  orizzontale, le donne sono chiamate a svolgere gli stessi compiti degli uomini e possono occuparsi di loro stesse e della loro famiglia al pari del loro compagno. Gli uomini possono vedersi davvero con gli occhi dell’altra.
Purtroppo questa opportunità non viene percepita dall'uomo come positiva.


La frustrazione del non-potere

Non sentire il potere genera frustrazione. 
Semanticamente il contrario della parola potere è impotenza, termine che da un punto maschile ha altre accezioni molto forti. Un termine utilizzato per indicare specificatamente il potere maschile è virilità, parola che non ha un corrispondente femminile.
Ma cosa significa non sentire il potere? Sostanzialmente essere un vero uomo senza che nessuno lo sappia non serve a niente: gli uomini hanno difficoltà a sopravvivere in un mondo di uguali, il loro istinto è di dominare in qualche modo, vincere nella competizione
La mutata situazione dello specchio femminile ha portato all'emergere del fenomeno del vittimismo maschile[2]. Uomini che hanno bisogno di mendicare il riconoscimento del loro valore, vivacchiano per poi emergere in episodi violenti.

Le emozioni maschili

La rabbia è una delle poche emozioni che un vero uomo può permettersi, insieme all'orgoglio.
Fin da piccoli gli uomini sono educati a reprimere le altre emozioni, fintanto che tutte le emozioni vengono tradotte in rabbia, che diventa l’unica lingua del vero uomo.
Con il cambiamento di ruolo si assiste all'emergere della figura dei nuovi padri che vanno ad occuparsi di una sfera di competenze finora delegata e riservata alle donne.
L’infanzia è il mondo dell’emotività e per questo è sempre stata considerata feudo esclusivo delle donne. Diventare uomo significava innanzitutto emanciparsi dalle sottane: infanzia significa debolezza, dipendenza, vulnerabilità e ancora sensibilità e indeterminazione di genere, caratteristiche avulse dal vero uomo.
Il lavoro di cura rappresenta per i nuovi padri una nuova esperienza di sé e quindi è da interpretarsi come un cambiamento positivo, ma occorre valutare alcune ambivalenze che potrebbero determinare una scelta del genere dettata non dall'opportunità di cercare un nuovo ruolo, ma dal restare legati al modello di potere sul femminile.
  • La relazione tra adulto e bambino non è una relazione orizzontale
    L’uomo ritrova nel rapporto col bambino la relazione gerarchica che gli serve per attestare il potere.

  • Alleanza coi figli
    Non si può ottenere un buon rapporto coi figli se non c’è rispetto per la madre. L’uomo può usare l’accudimento come mezzo per ricercare una nuova alleanza coi figli che escluda la madre ritornando così al modello di esautorazione della donna
    [3].

Ci si chiede cos'è questo macigno che cade sopra ad ogni uomo che nasce, perché debba essere cresciuto per essere sempre in guerra. Un uomo educato in questo modo non è consapevole di essere infelice e di cosa rinuncia, questo è il solo modo che gli hanno insegnato per essere un vero uomo, predominare sugli altri, anche se questo altro è la compagna che lo ama.
Se vuole cambiare questo destino, l’uomo adulto deve guardarsi allo specchio, uno specchio non deformato dal suo bisogno di potere, e chiedersi se è questa la parte che vuole interpretare.

Il dividendo patriarcale

Socialmente ogni uomo è chiamato a rispettare certi stereotipi e il sistema premia chi vi si adegua con il cosiddetto dividendo patriarcale, ovvero ad ogni uomo viene riconosciuto una piccola parte di potere su quell'altro. 
Questo riconoscimento sociale, per quanto minimo, è sufficiente all'uomo per sentirsi un vero uomo. Come si diceva, l'istinto maschile è di emergere e l'uomo non riconosce una relazione con le altre persone che non sia di tipo competitivo.
Tuttavia il genere maschile, per quanto possa mostrarsi verso l'esterno, non è solo durezza, freddezza e rigidità. Nel post precedente si è detto come questo atteggiamento del maschio non sia innato, ma indotto da società e famiglia già in tenera età. 
Finora ci è stato insegnato che un padre non esprime affetto, ma regole, rispetto e distanza e che un uomo non mostra le sue emozioni, ma educa alla signoria sul genere femminile.
Un uomo di questo tipo a cosa rinuncia? Un uomo di questo genere sminuisce la donna che ha al suo fianco solo per dimostrarsi forte e potente, non è certamente un uomo che sta bene con se stesso, che crede nel suo proprio valore.
Un uomo che si nasconde dietro ad un pugno è un uomo che non ha mai imparato ad emergere in altro modo, non gli è stato insegnato altro. Le responsabilità della famiglia, dell'ambiente in cui cresce e della società sono enormi e non possono essere confinate ad una sola area. Tutti, dalla madre che cresce il figlio, al padre che gli propone il modello di marito o compagno, agli amici che chiedono il loro dividendo patriarcale, alla società che non condanna la sottomissione e la mercificazione del femminile, alla politica che con le leggi deve normare e promuovere l'uguaglianza di genere, tutti si devono rendere responsabili della stabilizzante situazione in cui uomo e donna cercano di creare legami paritari.


[1](V.Woolf – Una stanza tutta per sé)
[2] Maschi selvatici o Uomini 3000
[3]E’ già accaduto in passato ad esempio con la medicalizzazione del parto nell’ottocento. Questo tipo di operazione esorcizza il potere delle donne facendo sentire l’uomo più potente e di fatto limitando l’area di azione della donna. Questo fenomeno può partire nella famiglia, ma sfocia sempre nella costruzione di castelli normativi (religiosi, scientifici, politici…) che autorizzano il bisogno di potere maschile.

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