Amore, colpa e solitudine, essere genitori di bambini sensibili

Ci sono cose che non condividiamo sui social.
Accanto alle faccine allegre, le coccole ai gatti e i bambini che giocano nelle pozzanghere, ci sono porte sbattute, capricci furiosi, pianti inconsolabili, piedi piantati e grida furiose...

Non sono le cose che mostriamo fuori dalle pareti di casa.

Vivere con un bambino aggressivo, ansioso, oppositivo, sensibile o impulsivo può esaurire fisicamente e mentalmente tutti coloro che sono coinvolti e non ci sono formule magiche e pillole miracolose per impedire gli eccessi emotivi che lo straziano.


Quando ci troviamo in questa situazione, abbiamo l'impressione di essere completamente soli. Non immaginiamo che là fuori ci sono tante madri e padri che affrontano le stesse crisi, non lo immaginiamo perché non lo sentiamo raccontare sui social (e che divertimento c'è nel farlo?) ma è una situazione molto comune.
Quando dobbiamo affrontare le crisi dei nostri figli ci si rende conto che non si deve lottare solo con le loro emozioni, ma anche con le nostre, così dopo la loro crisi, la loro collera, i loro pianti, arrivano anche le nostre emozioni peggiori. In quei momenti diventiamo vittime di molti sentimenti contrastanti.

La solitudine

Vorremmo poterci confrontare con qualcuno, ma in quei frangenti ci sentiamo estremamente vulnerabili e non riusciamo ad ascoltare i consigli che ci vengono dati senza provare un certo fastidio. Abbiamo come l'impressione che gli altri non possano capire a pieno quello che sta succedendo, nella testa ci ronza la frase "nessuno può capire cosa sto passando!" Eppure siamo consapevoli che aprirci agli altri è l'unico modo per non cadere nel vortice della rabbia o della tristezza e moderare le nostre reazioni.

Quello che serve è amicizia, non consigli. Se siamo qua, siamo tutti genitori consapevoli, ci informiamo, leggiamo pubblicazioni dedicate, cerchiamo continuamente soluzioni alle sfide che dobbiamo affrontare ogni giorno nella nostra piccola o grande famiglia, ma quello che chiediamo a familiari e amici è un supporto emotivo. Non abbiamo bisogno di un'altra lezione di pedagogia, davanti a chi pare di saperci dare la soluzione magica, automaticamente ci sentiamo mancanti, non è il modo per tirarci su. L'aiuto che serve è una pacca sulla spalla e un braccio a cui aggrapparci.

In quei momenti la famiglia e gli amici ci possono aiutare molto chiedendoci della situazione, assumendo un atteggiamento non giudicante e lasciandoci semplicemente parlare. Staremo meglio sentendo empatia genuina e curiosità verso la situazione che dobbiamo affrontare, parlando con un'amica davanti ad un aperitivo, discutendo con altri genitori senza scopo apparente per molti quarti d'ora davanti all'uscita della scuola.
Nessuno di noi vuole usare gli amici come valvola di sfogo, ma da parte loro fermarsi un po' di più ad ascoltare dopo aver chiesto il rituale "come va?" non sarebbe male...


Il senso di colpa

Inevitabile guardarsi indietro e ripercorrere uno ad uno tutti gli errori che hanno portato alla situazione attuale. Le parole che abbiamo detto rendendoci conto solo troppo tardi di aver ferito il nostro bambino, aver dato per scontato certi comportamenti quando invece gli costavano uno sforzo immenso, una carezza non data che sarebbe stata la sua consolazione in un momento difficile, un urlo di troppo che gli ha spezzato il cuore.
Personalmente, ogni volta che leggo qualcosa sul rapporto genitori e figli non faccio che pensare a come avrei potuto affrontare meglio quello o quell'altro problema, riguardo a come ho gestito alcune crisi del passato con quello che so ora e mi rammarico per certe scelte e comportamenti che avrei potuto adottare e che allora non conoscevo.
E' inevitabile che un genitore si assuma la colpa dei comportamenti e attitudini dei figli, dopotutto è lui che li ha generati! Ma più che concentrarci sulla colpa, dovremmo occuparci (e non preoccuparci) di loro, incoraggiarli nella gestione del conflitto, affiancarli nell'affrontare il nuovo e comprenderli nei loro sfoghi emotivi.

Rimuginare su quello che si poteva fare è completamente inutile, visto che non possediamo una macchina del tempo (non ci sperate: non l'avremo né ora né mai!) Lo scrittore e psicoterapeuta Giulio cesare Giacobbe le chiamerebbe "seghe mentali" ed è inutile farsele, perché non servono a nulla: se c'è una cosa che può migliorare il tempo che passiamo su questa terra è proprio lasciar perdere quello che non conta nulla.
Soffermiamoci su quello che c'è adesso, senza rimuginare il passato e su quello che si poteva fare e non si è fatto. Se cerchiamo di goderci il momento, trovando le cose positive di quello che abbiamo adesso, riusciremo ad affrontare meglio i contrattempi della giornata.

Lo so, la maggior parte delle volte è impossibile fare programmi. Nel mio caso, ad esempio, quando preparo un'uscita divertente o diversa dal solito, magari per andare proprio lì dove mio figlio mi ha chiesto di andare da giorni, mi ritrovo ad uscire di casa con un bambino urlante strattonato per la manica. Sono i problemi dell'avere un figlio ansioso: per lui le sorprese sono fonte di stress e non basta dirgli dove si va, ma occorre dettagliare minuto per minuto la gita.
Si tratta di bambini normalissimi, ma con una emotività tale che non riescono a gestire la sovra-stimolazione di un fuori programma. E così rivedere la pianificazione delle giornate diventa la norma e ci troviamo a dover annullare la partecipazione a feste, giochi, eventi sportivi... chiedo perdono per tutte le nostre "buche" passate e future a nome di tutti i genitori come me.



L'amore incondizionato

So che devo prendermi del tempo, pensare a me stessa e al mio benessere psicofisico, ogni mamma lo sa. Dovrei uscire di più col mio compagno, con gli amici, avere attività extra-familiari, ma le serate fuori sono così stressanti! Quando sono fuori mi chiedo continuamente come vanno le cose là e mi aspetto la telefonata che mi dice che devo tornare a casa.
Anche se abbiamo quei momenti terribili, amo i miei figli incondizionatamente e non manco di dar loro tutto il supporto, la presenza, l'amore e l'incoraggiamento di cui hanno bisogno. Le lacrime di frustrazione e i momenti di disperazione non cambiano il fatto che io sono la madre dei miei figli e sarò lì con loro nel bene e nel male.
Se li sento preoccupati, se non li vedo allegri e sereni, difficilmente riesco ad essere tranquilla e passare una bella serata. Non so quanto il mio compagno o i miei amici possano capire questi sentimenti, e devo scusarmi se a volte non mi vedono completamente presente.

Molti genitori si angosciano per il comportamento e le paure dei figli, li reputano diversi da quelli degli altri, si interrogano su cosa hanno fatto di sbagliato... ma se guardassero alle cose non dette, se osservassero gli occhi degli altri genitori, si accorgerebbero che abbiamo tutti le stesse preoccupazioni: ognuno di noi vuole evitare la sofferenza ai propri figli, sia essa fisica, mentale o emotiva.

Affrontiamo tutti la stessa sfida, perciò non dobbiamo mai pensare di essere soli. Ci sono gruppi di supporto on line, gruppi di genitori su Facebook che si scambiano esperienze e consigli, gruppi parrocchiali... è sufficiente rivolgersi ad un terapeuta familiare per essere indirizzati a gruppi di supporto che si incontrano regolarmente.
Tuttavia se la situazione non è così grave, pensiamo di avere tutto sotto controllo e sentiamo solo un pochino di angoscia ogni tanto, quando ci accorgiamo di averne abbastanza delle preoccupazioni e dello stress, possiamo sempre organizzare una serata con altri genitori. Si finirà come sempre a parlare solo dei figli, ma ci farà bene.

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