E' ora di crescere

Ti ricordi quando tuo figlio ha mosso i primi passi?

Proprio l'altro giorno una cara amica è stata sorpresa dal suo bimbetto che la guardava, per la prima volta in piedi, mentre stendeva i panni. Lo ricordi vero? Una grande emozione.
Ricordo esattamente quando mia figlia camminò verso di me, lasciandosi dal tavolino del salotto per raggiungermi.

Pietre miliari della loro crescita. Primi passi, prime parole, vasino, asilo, scuola... ad un certo punto però, cessiamo di annotare queste tappe.
Eppure i nostri figli affrontano prove continuamente anche da grandi: restare soli in casa, dormire fuori, fare i compiti da un amico, fare la spesa, prendere l'autobus...



Ho già detto che dovrebbe esserci un congedo maternità anche durante l'adolescenza. Perché essere accanto ai nostri figli durante queste tappe ci permette di cambiare il nostro modo di essere genitori.

Diventare genitori di figli grandi

Spesso ci lamentiamo dicendo che i nostri genitori, ormai nonni, ci trattano ancora come bambini. Ebbene, credo che riconoscere l'età di un figlio sia fondamentale per renderlo indipendente e concedergli l'autonomia necessaria per affrontare il mondo senza paura. Tuttavia non si diventa genitori di un adulto dall'oggi al domani: mentre i nostri figli crescono abbiamo il dovere di adattare i nostri metodi educativi alla loro diversa età.

Se finora abbiamo applicato il modello infantile, arriva un momento, che spesso coincide con l'inizio della scuola media inferiore, in cui dobbiamo rivedere queste modalità.
L'attaccamento e la protezione che inevitabilmente proviamo per i nostri figli deve essere positivo ed evolutivo, comprensivo verso il desiderio di autonomia e separazione che comporta il processo di crescita e che sicuramente abbiamo sempre osservato nelle tappe superate già nell'infanzia dai nostri figli.

Un fenomeno molto evidente della nostra zona e in generale di tutta l'europa meridionale è quello di una fascia adulta che vive un'adolescenza prolungata e che evita il più a lungo possibile di prendersi responsabilità. Se negli anni settanta i nostri genitori si sposavano fra i 22 e 24 anni, adesso l'età media per formare una nuova famiglia è fra i 30 e i 32.
Fra i ventenni di oggi si evidenzia l'insofferenza verso una vita convenzionale e tuttavia una certa infelicità, malgrado le nuove libertà di cui possono godere. La necessità di prendere decisioni verso nuove relazioni, lavori e cambiamenti li rende confusi e depressi.
Questo fenomeno si estende a figli ormai cinquantenni e non si può nascondere la responsabilità di genitori che non sono riusciti a preparare i figli ad affrontare il mondo da soli.

In quest'ottica diventa molto importante da parte nostra capire che crescere significa essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, sopportare la frustrazione del fallimento ed esporsi alla possibilità di non riuscire sempre a realizzare i propri obiettivi.
Evitare ai nostri ragazzi di affrontare queste frustrazioni, proteggendoli dal fallimento e quindi agendo per conto loro, significa crescere degli adulti che sceglieranno di evitare le sfide perché non attrezzati al fallimento. Persone che vivranno vite mediocri e di superficie, senza prendere mai decisioni definitive e senza mai definire completamente se stessi.
Come genitori dobbiamo fornire fin dall'infanzia gli strumenti giusti per affrontare la crescita emotiva ed affettiva, così che i nostri ragazzi non abbiano paura di scegliere e si sentano in grado di gestire gli insuccessi e i fallimenti.

Ripensare le abitudini quotidiane

Molti genitori considerano i figli "bambini" anche quando hanno 12 anni, ma quando i figli crescono, è meglio alzare l'asticella delle aspettative. Ogni anno nostro figlio è di un anno più vecchio e ad un certo punto dovremo smettere di preparargli i vestiti, fargli lo zaino, allacciargli le scarpe, aiutarlo passo passo coi compiti a casa. C'è un modo per capire quando sarà quel momento?
Studiamo meglio le nostre abitudini e osserviamo nostro figlio per scoprire quali devono essere modificate e non esitiamo a fargli eseguire i compiti che sono previsti per la sua età.

Alcuni suggerimenti sui lavori domestici in base all'età
Parlare dei sentimenti

Quando i bambini crescono, il modo in cui parliamo delle grandi emozioni deve cambiare radicalmente. Con i bambini, ci riferiamo solo a quello che sentono personalmente, senza pretendere la comprensione dell'altro: "Andrea ha preso la tua palla e adesso sei arrabbiato." Quando il ragazzo cresce è necessario allargare il dialogo, parlando di quanto accaduto senza escludere gli altri attori del dramma. Perché Andrea si è comportato male? Cosa prova per aver preso il pallone con la forza? Come è possibile riconciliarsi? Dobbiamo lavorare insieme per elaborare ciò che è successo e suggerire strategie per fare scelte diverse in futuro.
Se come nel mio caso, avete un figlio che ha difficoltà a parlare delle proprie emozioni, si può aiutarlo nell'elaborazione con un diario delle emozioni. Si trovano in commercio anche diari o taccuini precompilati  e giochi che guidano nella scoperta di questa parte di sé.

Lasciarli liberi di provare

Lasciare che i ragazzi provino cose nuove fa parte della crescita, ma molti genitori sono spaventati nel dare più libertà a loro figlio. Temono che si possa far male, fallire, fare scelte dalle sciagurate conseguenze.
Tuttavia dare ai figli l'opportunità di provare nuove cose da soli contribuisce a costruire la fiducia in loro stessi e utilizzare le abilità che gli abbiamo insegnato negli anni.
Dobbiamo lasciare i ragazzi liberi di sbagliare senza accorrere da loro alla prima richiesta, perché solo in questo modo da grandi non avranno paura di affrontare il fallimento e imparare dai loro errori. Da parte nostra, dovremo imparare a controllare la nostre ansia, ma se fin da piccolo lo abbiamo spronato a sperimentare l'indipendenza, una volta cresciuto non ci preoccuperemo troppo, perché avrà già gli strumenti necessari per riconoscere i pericoli.
Naturalmente ogni bambino è diverso, alcuni sono pronti a conquistare il mondo subito, mentre altri devono mettersi alla prova molte volte prima di farlo da soli.

Jim Taylor, che insegna all’University of San Francisco e specializzato in psicologia della famiglia, nel suo articolo “Raise Independent Children” scrive:

Quando i figli hanno stabilito il loro senso di sicurezza, dovete incoraggiarli ad esplorare il mondo oltre il porto sicuro che voi rappresentate. Questa “spinta fuori dal nido” consente loro di mettere alla prova le proprie capacità nel “mondo reale” e di trovare un proprio senso di competenza, sicurezza e indipendenza.

Foto di Adriana D'Assisi
Dobbiamo renderci conto che la strada che percorreranno i nostri figli sarà necessariamente diversa dalla nostra, perché sono diversi da noi. Sono nati una generazione diversa, in una società diversa, in un contesto diverso. Malgrado le buone intenzioni, obbligandoli alle nostre scelte e a condividere le nostre passioni o aspirazioni, diventiamo un ostacolo alla loro libertà, condannandoli a non sentirsi mai all'altezza delle nostre aspettative.

Le grandi domande

Siamo sempre tentati di rispondere "Te lo spiego quando sarai più grande", ma ad un certo punto nostro figlio è più grande e ci accorgiamo di non aver mai affrontato certi argomenti.
Ho iniziato a parlare dei miei valori familiari, etici e sociali quando i bambini erano ancora piccoli, rispondendo alle loro domande senza mai aggiungere di più di quello che serviva a soddisfare la loro sete di conoscenza. Ora i miei figli si sentono liberi di chiedermi qualsiasi cosa sapendo che avranno una risposta anche per agli argomenti più difficili e controversi. E se non c'è una risposta, almeno ne viene fuori una conversazione edificante per tutti. Ho sempre mantenuto un dialogo aperto e neutrale in maniera da lasciarli liberi di chiedere sapendo che avrebbero avuto una risposta senza pregiudizi.

E' ora di crescere

Crescere con i nostri figli è fondamentale per costruire dei rapporti solidi, per farlo nella maniera più naturale conviene focalizzarsi sulla relazione. I momenti più importanti coi nostri bambini più piccoli sono legati al gioco, quando riusciamo a comunicare e relazionarci con loro nella maniera più rilassata e gioiosa.
Crescendo, i momenti migliori che i ragazzi trascorrono con noi sono quelli della condivisione attraverso la parola o nuove attività più adulte, come fare shopping insieme, andare al cinema senza i fratelli più piccoli, accompagnarli ad una gara o in una nuova scuola, in biblioteca o in un ufficio pubblico, insegnargli come funziona l'automobile e altre scoperte per relazionarsi al mondo dei grandi.

Non dobbiamo trascurare il tempo che dedichiamo a queste attività insieme, né delegarle completamente ad amici e insegnanti, perché sono quelle con cui li accompagniamo nel mondo dei grandi. Tuttavia ci sarà un momento in cui si taglierà il cordone e averli affiancati fino a quel momento rassicurerà sia loro che noi di averne le capacità.
Riconoscere che sono in grado di assumersi responsabilità sempre maggiori li renderà adulti forti, indipendenti e sicuri di sé.

Per approfondire:
Genitori e figli: come cambiano i rapporti nel tempo
Figli (adulti) che non vogliono crescere
Mio figlio ha un superpotere: gestisce i conflitti da solo
Se amate i vostri figli, lasciateli andare lontano

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