Mental Load: capire cos'è per ridurlo con efficacia

Qualche settimana fa, come ogni lunedì, stavo aprendo l’asse da stiro quando il mio compagno mi rimproverò di non guardare il nostro telefilm preferito insieme a lui.
Risposi che lo guardavo, ma nel frattempo avrei stirato e lui, stendendosi sul divano, mi disse che non ero capace di riposarmi: avevo sgobbato fino a quel momento, fra sistemare la roba del calcio, asciugare i capelli del piccolo mentre la cena era sul fuoco, far partire lavatrice, servire cena e sparecchiare, spazzare e risistemare (qui mi aveva aiutato e la lavastoviglie l'aveva riempita lui) adesso avevo il diritto di non fare niente e guardarmi TWD.



Beh, che dire, non potrei essere più d'accordo, ma lui non ha mai imparato a stirare e se non lo faccio i panni non entrano nei cassetti. E poi se non lo faccio il lunedì, me li ritrovo al martedì, o al mercoledì, e il mucchio non fa che aumentare.
Sembrava quasi offeso dal fatto che non mi sedessi sul divano con lui, ho tentato di spiegargli la faccenda del mucchio di panni, insieme al fatto che il sedermi accanto a lui non mi libera dai lavori da fare, né dal pensiero di doverli fare, ma non credo che mi abbia capita.
La serata è finita con lui che dormiva steso sul divano mentre io continuavo a stirare guardando nuovi episodi di un'altra serie TV, dopo che il primo era terminato senza che il mucchio di panni nella cesta calasse sensibilmente.

Dovevi chiederlo!

Non più di un paio di giorni dopo lessi che una disegnatrice francese, curiosamente anche lei ingegnere in informatica, ha illustrato benissimo quello che cercavo di spiegare al mio compagno in una striscia su The Guardian dal titolo "Avresti dovuto chiedere".
L'argomento merita di essere approfondito, perché sono certa che ogni donna che non viva sola si riconosca in questi disegni.
You should’ve asked. Illustration: Emma
Il suo racconto parte con la descrizione di una serata qualsiasi a casa di una mamma. Gli avvenimenti si svolgono né più né meno come una mia serata: bambini da accudire, la cena sul fuoco, più di una cosa che la impegnano finché avviene un piccolo disastro. La cena esce dalla pentola e il marito le chiede cosa ha combinato (what did you do? nell'originale) .

Quel do (fare) è la chiave della storia. Cosa ho fatto? Ho fatto tutto.

E se anche il marito le risponde che bastava chiedere per avere aiuto, nel seguito della striscia, che di comico comincia a non avere più nulla, si scopre che per molte donne una volta diventate madri, cioè una volta che il numero di cose da fare e da organizzare ha superato una certa soglia, diventa meno faticoso fare le cose da sola che ripetere continue richieste per indurre il compagno a prendersi il suo carico di faccende.

Non fraintendetemi. Vi sono moltissimi uomini che collaborano attivamente nelle faccende di casa, dal pulire e riordinare all'occuparsi dei figli e delle loro attività, tuttavia nella maggior parte dei casi vi assicureranno che fanno tutto quello che viene loro chiesto dalle compagne.

Sembra la risposta giusta, ma non lo è.


You should’ve asked. Illustration: Emma
Quando un uomo si aspetta che sia la sua partner a chiedergli di fare le cose, lui la sta vedendo come la manager dei lavori di casa.

Quindi è compito della donna sapere cosa deve essere fatto e quando.

Il problema è che pianificare ed organizzare queste cose è anch'esso un lavoro a tempo pieno.

Mental Load

Vedete, il mio lavoro retribuito è proprio quello di responsabile di progetto e quando sono in ufficio e mi occupo della pianificazione dei lavori e dell'avanzamento delle attività del team, partecipo alle attività operative solo marginalmente perché non ho tempo sufficiente per dedicarmi efficacemente anche a quel tipo di compiti.

Allo stesso modo, se chiediamo ad una donna di gestire ed organizzare il progetto casa e famiglia, non dovremmo aspettarci che si occupi anche della maggior parte del lavoro esecutivo.

La realtà è che le donne si occupano delle faccende domestiche molto più degli uomini. Secondo l'ultimo rapporto OCSE, le donne italiane continuano a lavorare ogni giorno 326 minuti più degli uomini per quel che riguarda i lavori domestici e di cura, casa, figli e genitori anziani. La media Ocse è molto inferiore: 131 minuti. Quella degli uomini del Belpaese si colloca qualche gradino sotto: 103 minuti.

Insomma, lavorano come minatrici e le si vuole promuovere a capo progetto, pretendendo che continuino a spalare carbone (per non dire altro!)

Mental Load è il termine con cui si indica tutto quel lavoro mentale di organizzazione e pianificazione che resta in carico alla donna anche quando il lavoro è condiviso.
Significa avere sempre qualcosa da tenere a mente. Si tratta di un’attività costante, logorante ed invisibile.

Quello che i nostri compagni dicono in realtà quando pretendono una lista delle cose da fare perché altrimenti non sanno (!) come aiutarci in casa, è che rifiutano di assumersi la loro parte di carico mentale.

Naturalmente non c’è nessuno che ci obbliga a fare tutto, il problema è che quando smettiamo di farlo, l’intera famiglia ne soffre.

Così preferiamo sacrificare il nostro tempo libero o la concentrazione sul lavoro per riuscire a gestire tutto quanto.

Chiediamoci ancora una volta cosa impedisce ad una donna di fare carriera: non sono certo le leggi. E se è già un'impresa per una giovane laureata, se ha figli è praticamente impossibile.

È pur vero che essere il manager di casa permette di avere potere e controllo. Gli altri membri della famiglia svolgono a quel punto un ruolo di aiuto, di sottoposto.
Tuttavia quello del manager di casa è un ruolo che comporta responsabilità aggiuntive senza benefici a lungo termine.
Non si ottiene una promozione o un aumento di stipendio, non si fa carriera e non fa curriculum. 
Al contrario, è possibile che la carriera ne risenta enormemente.

Usare l'energia mentale per questo lavoro non retribuito, può avere conseguenze economiche a lungo termine per le donne, anche se ha benefici intrinseci, come la gioia di sapere che tutti hanno trascorso una giornata meravigliosa e le soddisfazioni che provengono dall'aiutare gli altri.

Ma dobbiamo considerare gli effetti negativi, in particolare per il fatto che, occupandoci di interessi che riguardano i nostri affetti, ne siamo emotivamente coinvolte e risulta particolarmente estenuante e stressante rispetto ad altri lavori di responsabilità.

Lo stress del mental load può influenzare negativamente la salute, in particolare il sonno, e compromette i momenti più preziosi che dedichiamo al riposo o a fare le cose che ci piacciono.
Per questo motivo è necessario trovare una soluzione che permetta di condividerlo.

Il debito di femminilità

Dobbiamo esser consapevoli che non c’è nulla di innato in questo comportamento. Non siamo nate con la passione per il lavello lucido, così come gli uomini non sono nati con il totale disinteresse verso le macchie di dentifricio nel lavandino.

Ma siamo nati in un ambiente dove fin da subito ci hanno dato bamboline da accudire e cucine giocattolo. E nel quale sembra inappropriato che ad un ragazzino piacciano questo tipo di giocattoli.

Abbiamo visto le nostre madri farsi carico di tutti i lavori e dell’organizzazione domestica mentre nostro padre, nel migliore dei casi, eseguiva solo le istruzioni che gli venivano impartite. Il mio liquidava tutto dicendo che tanto lei è molto più brava e lei ne era orgogliosa. Malgrado fosse stata una delle prime donne del paesello a guidare l'automobile e avesse un lavoro autonomo, quello che solleticava davvero il suo amor proprio era essere brava nelle faccende domestiche.

Sapete? Ancora oggi non vi saprei dire cosa piaceva a mia madre, quali hobby avesse e quali interessi l'affascinassero. Forse le piaceva andare a ballare, quando noi figlie eravamo piccolissime, nel periodo in cui non lavorava...

Purtroppo il debito sociale è altissimo. In un'epoca in cui le buone madri sono coloro che investono le energie nei figli e vantano una cucina perfettamente pulita mentre un vassoio di biscotti fatti in casa attende gli ospiti, non sorprende se i requisiti per essere una brava madre sono incompatibili con quelli per essere una brava lavoratrice. Il mental load è decisamente troppo alto.

In una coppia sposata, tutto ciò si traduce nel fatto che gli uomini continuano ad avere lo spazio mentale per pianificare sia il lavoro che il riposo rigenerante, mentre per molte donne i lavori di casa e il mental load devono essere sopportati pensando che sono il modo di dimostrare quanto amano la famiglia.

E allora ridurre il mental load diventa semplicemente una questione di equità.

Ridurre le aspettative

Il mese scorso mi sono recata ad un corso di aggiornamento aziendale. Mentre in auto, insieme a tre colleghi, credevo di rappresentare la giusta percentuale di donne dell'IT, arrivata a destinazione mi resi conto che dovevo ricredermi eravamo solo poche unità su 190 partecipanti.

Comunque per una giornata intera mi dedicai solo al mio lavoro anzi, alla parte migliore del mio lavoro. Malgrado le ore di formazione e il lungo viaggio, ne uscii rigenerata e motivata.

Non potermi occupare della mia famiglia e aver delegato completamente la gestione di casa e figli a qualcun altro, mi ha permesso di capire in che misura il mental load compromette la mia vita personale e il mio lavoro.

All'inizio non volevo partire, pensando ai pasti per i bambini, ai compiti da fare e a come avrebbero passato la giornata da soli, ma quando il mio compagno si offrì di fare tutto dicendomi che per me era importante e mi avrebbe fatto bene, aveva proprio ragione!

Quella faccenda dei biscotti fatti in casa è ridicola. Non veniamo misurati sul numero di pasti sani che prepariamo o sui lumen riflessi dal nostro specchio.

Possiamo passare tutta la vita a pulire casa per avere un'abitazione degna di una rivista o uscire e divertirci con la famiglia. Se usciamo di casa, non la metteremo in disordine e forse divertirsi tutti insieme è più importante che fare la parte della brava casalinga.

Se non ricerchiamo la perfezione e non pretendiamo di avere i biscotti sul tavolo, sarà più facile delegare. Saremo indulgenti con chi ha messo le postate non esattamente al posto giusto o per qualche bicchiere lasciato nel lavello, e allo stesso tempo permetteremo ai nostri figli di prendere familiarità coi lavori domestici. Siano essi maschi o femmine, capiranno che la collaborazione è la chiave per una famiglia più serena, una famiglia in cui la mamma ha il tempo per giocare con loro e portarli al cinema nel weekend

Assegnare i compiti ad altri elementi della famiglia e delegarne la responsabilità significa sollevarsi dal carico mentale che riguarda certi lavori, ma anche essere indulgenti nel giudicare l'operato di chi se ne sta occupando.

E' importante estendere il concetto di essere indulgenti anche all'esterno della famiglia. Dobbiamo imparare a non giudicare le altre donne se non hanno la casa ordinata, se comprano pasti precotti o se non sono sempre disponibili per le riunioni del comitato scolastico.

Capire che le priorità sono diverse perché siamo individui diversi, ognuno coi propri problemi e i propri modi per gestirli, capire che non dobbiamo adeguarci ad una mentalità tradizionale o mainstream, è un passo fondamentale per emanciparci da un modo di vivere che ci ha logorate e rese così esauste da non goderci a pieno la vita.


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