Come ti permetti? Gestire il comportamento irrispettoso dei figli

Come ti permetti di parlarmi in questo modo?

Quante volte lo abbiamo detto, gridato ai nostri figli? Siamo tutti d'accordo che la mancanza di rispetto non va tollerata. Forse non tutti, forse c'è qualche zia o qualche nonno là in mezzo che lascia correre, ma come genitori abbiamo il preciso dovere di insegnare ai nostri figli a trattare il prossimo con gentilezza e di manifestare i sentimenti negativi senza mancare di rispetto.

Purtroppo quando questo accade NON è il momento migliore per insegnarlo.
Quando un bambino comincia a fare i capricci e devia verso rabbia ed aggressività, spegne la parte di cervello che ragiona per abbandonarsi completamente ai grandi sentimenti che prova. E' una cosa che succede anche a molti adulti, che però hanno gli strumenti emotivi per calmarsi, anche se non sempre accade.
In quei momenti il comportamento dei bambini è così aggressivo che è frustrante accorgersi di non essere ascoltati, inutile spiegare come stanno le cose e praticamente impossibile cercare di farli parlare con calma. E' necessario quindi attendere che la rabbia passi o si rischia di entrare in un battibecco di insulti e recriminazioni ANCHE verso la madre o il padre, generando una spirale di rabbia che porterà i genitori a infliggere punizioni, urlare o arrabbiarsi con il figlio.
Non si può insegnare ad essere rispettosi mancando di rispetto, perciò è meglio trovare un altro momento per la lezione.



D'altra parte possiamo notare come molto spesso genitori assolutamente educati e gentili abbiano figli maleducati e sgarbati. Parlando con questi genitori ho notato che danno grandissimo peso alla libertà di espressione dei figli, ma purtroppo scambiano la mancanza di rispetto per una forma di espressione. I nostri figli devono avere la massima libertà di esprimersi, ma sempre nei limiti del rispetto verso il prossimo.
Il modo migliore per insegnare ai figli il rispetto
è attraverso l'esempio.
Se non vogliamo che nostro figlio insulti o picchi i compagni, non dovremmo insultarlo o picchiarlo. Parto dal presupposto che nessuno voglia picchiare o insultare i propri figli, ma nei momenti di crisi può capitare.
Proprio per questo non dobbiamo trovare scuse per il nostro comportamento: essere stanchi ed esausti non deve essere la giustificazione per parlare o agire maleducatamente verso i nostri figli e familiari. Allo stesso modo non dovremo accettare scuse dai nostri bambini: c'è sempre qualcosa da fare, una brutta giornata a scuola, il raffreddore: qualunque scusa trovino, non deve giustificare un comportamento villano.
Per questo motivo, non va mai accettata una comunicazione basata sulla mancanza di rispetto: per favore, grazie e scusa devono essere usati in famiglia sia dai figli che dai genitori.
Quando i nostri figli riescono ad essere educati nelle situazioni in cui normalmente andrebbero in crisi, riconoscere ed incentivare il comportamento positivo è il modo migliore per consolidare il comportamento educato.
Possiamo usare frasi del tipo: "Mi piace quando spieghi gentilmente a tuo fratello perché non vuoi che che disegni sul tuo album, vado a cercare qualcosa su cui possa disegnare."
Per contro, è necessario usare la disciplina per scoraggiare i comportamenti sbagliati: "D'ora in poi, quando mi urli ancora in faccia, non potrai usare il computer per tutto il giorno!"
Ovviamente i provvedimenti dovranno essere proporzionati all'età e comunicati rispettosamente, senza urlare, umiliare o insultare.

Un modo per gestire il comportamento irrispettoso senza andare in escandescenze è quello che io chiamo la sequenza delle quattro C.

Calmarsi
Non è facile mantenere la calma quando nostro figlio è arrabbiato e sgarbato. All'inizio sembrerà impossibile, ma alterandoci gli manderemmo un messaggio sbagliato, e gli faremmo capire che ha il controllo delle nostre emozioni. E' necessario che gli mostriamo che siamo in grado di gestire la situazione o rafforzeremo il suo comportamento sbagliato.
Possiamo calmarci con un respiro profondo o contando all'indietro o recitando un mantra, in ogni caso è importantissimo conoscere i nostri limiti fino anche ad allontanarci per evitare di mostrare ai bambini un comportamento irrispettoso.
Rifiutare di entrare in polemica è il modo migliore per dimostrare ai nostri figli che riusciamo a controllare la situazione ed è fondamentale per mantenere la nostra autorità se il ragazzo non è più un bambino*.



Comprendere
Occorre decifrare il suo comportamento cercando di metterci al suo posto, guardando il problema dalla sua prospettiva. La sua reazione è la risposta a quello che prova: forse abbiamo trascurato i suoi sentimenti? Si è sentito debole o in imbarazzo?
Possiamo cercare di aiutarlo a comprendere le sue emozioni decodificandole in una frase,  "So che non ti va di andare via quando ti stai divertendo." Non dobbiamo essere d'accordo con lui, ma solo fargli capire che comprendiamo qual'è il problema.



Controllare
In certi momenti della giornata i bambini si sentono più stanchi, o hanno fame, o sete. Conoscere i tempi di nostro figlio ed anticipare le sue esigenze, magari con una merenda o un riposino, spesso significa evitare che il piccolo capriccio sfoci in una grande crisi.
Una merenda o un bicchiere di latte possono diventare una distrazione dalla rabbia montante. Possiamo provare a dire qualcosa del tipo: "Mi bevo un succo alla pesca, ne vuoi uno anche tu?"
A volte troppi dolciumi eccitano eccessivamente i ragazzi rendendoli nervosi, in questo caso potremmo proporre un gioco insieme o una lettura rilassante.
Conoscere gli effetti dell'ambiente sui nostri figli è essenziale per gestire le crisi.



Connettere
Invece di rispondere alle provocazioni come le parole di nostro figlio ci porterebbero a fare, è necessario rompere il flusso della rabbia per cercare di creare una connessione con lui. Se ci sta sommergendo di recriminazioni o urlando contro possiamo dire che parla troppo veloce e non riusciamo a seguirlo, costringendolo indirettamente a rallentare e calmarsi.
"Cavolo, vai troppo veloce, non capisco bene tutto quello che vuoi dirmi. Parla più piano per favore..." Una volta rallentato il cavallo, sarà più facile montare in sella.
Ricordiamoci che quando il nostro bimbo è triste o scoraggiato, non esitiamo a coccolarlo. Anche in questo caso potrebbe rivelarsi la cosa giusta: ignoriamo le brutte parole che ci ha detto e come ci hanno ferito, siamo abbastanza adulti da capire che le ha dette perché era sopraffatto dalle emozioni. A volte un abbraccio forte è tutto ciò che serve e molto spesso, mentre lo abbracciamo, lui si apre e spiega.
Insegnare ai bambini fin da piccoli a descrivere quel che sentono rassicurandoli sul fatto che non vi è colpa nel provare emozioni come rabbia, tristezza, imbarazzo ecc. è il modo migliore per assicurarsi in futuro una comunicazione basata sul rispetto.



Non dobbiamo arrenderci alla mancanza di rispetto, né trascurarla pensando che impareranno crescendo o che gli altri (gli amici, gli insegnanti, la vita...) sapranno insegnargli cosa vuol dire stare al mondo. Occorre essere fermi e determinati: se non accetteremo in nessun modo la mancanza di rispetto da parte dei nostri figli, essi cresceranno creando relazioni basate sul rispetto reciproco e sull'amore, invece che sulla prevaricazione o sul vittimismo. Questo li aiuterà a creare relazioni sane e ricche di gioia nella loro vita futura.


* Considerato che la mia primogenita si avvicina inesorabilmente all'età dello tsunami, ho intenzione di scrivere un post interamente dedicato al comportamento irrispettoso dei teenager - STAY TUNED! -

Riferimenti: 
How to respond when your child is disrespectful
Disrespectful Children
How to deal with disrespectful behaviour

Commenti

  1. "Alterandoci gli manderemmo un messaggio sbagliato, e gli faremmo capire che ha il controllo delle nostre emozioni": suona motivante e fantastico. Ma mi domando: è così sbagliato mostrare ai figli che le loro emozioni e i loro gesti hanno un impatto sulle nostre emozioni? Tradotto: se un figlio fa qualcosa di buono, raggiunge un traguardo, compie una buona azione... noi lo lodiamo e mostriamo la nostra gioia. Stesso vale quando semplicemente si passa del buon tempo insieme. Parimenti, quando un figlio ci esaspera, mostriamo la rabbia, sentimento umanissimo. Quello che conta, forse, non è nascondere la rabbia e mostrare un'imperturbabilità che non solo non possediamo ma non è nemmeno veritiera di ciò che è il mondo, la vita che gli vogliamo insegnare. Ciò che conta, forse, è mostrare loro che accogliamo questa emozione su di noi, come la accogliamo su di loro, e la sappiamo gestire senza esserne impadroniti. Non so, sto ragionando in tempo reale... dimmi cosa ne pensi, mi interessa molto confrontarmi su questo.

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    1. E' molto interessante la tua osservazione, i nostri sentimenti non vanno certo nascosti ai bambini. Credo che sia però una questione di misura, ritorno al concetto di reazione e risposta.
      Penso che sia importante ricordare sempre che col nostro comportamento insegniamo ai bambini come affrontare le situazioni. Faccio un paio di esempi: un bambino che viene lodato in maniera eccessiva per qualcosa di assolutamente normale non imparerà mai a sopportare la frustrazione di non essere poi lodato nella scuola e nella vita per aver semplicemente fatto il suo dovere. E ancora: sappiamo benissimo che affrontare un pericolo con una reazione di panico non è il modo giusto, la reazione è esagerata e rischia di accecarci rendendo il pericolo ancora maggiore e spaventando a morte le persone intorno a noi.
      Allo stesso modo la rabbia è una reazione estrema che troppo spesso si auto-accresce fino a diventare ingestibile. Mostrare ai figli che siamo in grado di rispondere alle provocazioni o alle loro crisi con misura insegnerà loro a gestire la rabbia nello stesso modo. Metto la rabbia allo stesso livello del panico, perché in egual maniera è in grado di accecarci e condurci a reazioni violente.
      Le emozioni vanno sempre mostrate, ma le emozioni estreme, a mio parere, vanno gestite. Che non vuol dire nascoste, ma moderate. In questo modo si riusciranno a mantenere conflitti equilibrati fra genitori e figli, trasformando la crisi in un'occasione di apprendimento.
      Credo che sia importante, perché i meccanismi di gestione del conflitto che si applicano in famiglia diventano il prototipo di gestione dei rapporti che si affronteranno in età adulta.

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    2. Grazie per la risposta, però sono ancora confusa: se è una questione di misura e di reazioni (d'accordissimo), come mai poi dici di nascondere questa benedetta rabbia? Una cosa è dire "mamma è arrabbiata, il tuo comportamento non è bello, la prossima volta starai più attento" (e si fa la pace), altro è non arrabbiarsi proprio oppure nascondere del tutto questa emozione: "Il tuo comportamento non è bello, la prossima volta starai più attento", col sorriso sulle labbra, per cui il bambino si sente amato e sicuro, ma (parlo per esperienza) continua a fare come prima.

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    3. E' impossibile non arrabbiarsi, quando ci si arrabbia, ma si può cercare di mantenere un comportamento non rabbioso. Urlare, sgridare, partire con i rimproveri a catena o con le lezioni di vita infinite, emanate dall'alto in basso, sono comportamenti in cui la differenza di potere, forza e (perché no) altezza vengono esasperati, in cui il conflitto non è gestito alla pari. Quello che dici tu è, alla fine, quello che dico io. Non ho detto che si debba gestire il conflitto col sorriso: si discute con fermezza e determinazione, ma anche con lucidità, magari accogliendo anche il punto di vista di chi è più piccolo di noi.

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