Ho fatto una maratona di film drammatici. Con la scusa che dopo ore di lavoro non si ha voglia di storie tristi, la pila di vhs genere 'drammatico' stava raggiungendo la massa critica, così negli ultimi giorni, complice un'altra criticità data dai panni da stirare, mi sono fatta questa full immersion nel film d'autore. Presente la serie 'rivelazioni' di sky? Quasi tutti del genere. Quei film "talmente pieni di significato che vi vergognerete a dire: pero'... che palle!"

Sono partita dal Sud America, Città del Messico, dove il bodyguard dal cuore tenero fa una finaccia. Bellissimo film d'azione Men on fire, l'etichetta sulla vhs era sbagliata, di drammatico c'era solo il finale, ma la regola è: se finiscono male sono drammatici e un film d'azione vede sempre il protagonista sconfiggere il cattivo, trionfare sull'ingiustizia e fare una battuta cretina prima dei titoli. Questo invece sorprende sotto molti punti di vista, con un buono che non è del tutto buono, un cattivo che non sembrava cattivo e un Giannini che fa fare bella figura al cinema italiano.

Poi sono tornata nel vecchio continente, ne Il mare dentro, per assistere alla morte di chi non può morire. In questo caso il finale vorrebbe essere un bel finale, ma pur sempre di morte si tratta. L'eutanasia è un tema su cui non riesco ad esprimere un'opinione e anche cercando di immedesimarmi, un giorno penso una cosa e l'altro, atterrita, penso esattamente il contrario. Il film mi è piaciuto, ma mi aspettavo di più, soprattutto dal clamore che ne ha accompagnato a suo tempo l'uscita, e questo conferma la mia tesi che i film vanno guardati dopo averli lasciati decantare.

Dal mare sono partita per Amburgo: La sposa turca, finalmente un film d'amore. Mi ricredo alla seconda scena. Ma che amore e amore, solo sesso e droga, e quando l'amore fa capolino, con lui in Germania e lei in Turchia, il triste e fin troppo realistico finale mi ha demoralizzato, confesso di aver sperato nel lieto fine sino all'ultimo fotogramma. Mi sono piaciuti gli attori, bravi e intensi, avrei sviluppato la storia in maniera diversa, perché alla fine finisci proprio per detestarla, lei.

Baran mi ha portato in Iran, un paese che, cinematograficamente parlando, adoro. I film iraniani mi emozionano fino alle lacrime e questo non è da meno. Sposala, sposala, sposala, incitavo, ma niente. Solo l'ombra fuggevole di un'impronta che si scioglie nella pioggia. C'era la scarpetta, c'era il principe azzurro, ma non c'era il "vissero felici e contenti". Un film bellissimo, praticamente senza parole, con sguardi intensi, emozioni che crescono. Non riesci a restare fuori dal cuore dei protagonisti, vieni totalmente coinvolto.

Poi avevo programmato Un Film parlato di Buñuel. A Porto Palos imparo la vicenda di Vasco De Gama e il significato della parola mito. A Marsiglia, ho ascoltato un pescatore. A Napoli ho appreso la leggenda di Castel dell'Ovo e cos'è una leggenda. Ad Atene ho visitato il Pordenone e capito il segno della croce ortodosso, poi sono tornata ad Istambul e una volta in Egitto ho visitato l'albergo della grande inaugurazione del Canale di Suez. La madre che accompagna la bambina a Bombay veste un ruolo perfetto e ci accompagna attraverso la storia e la geografia, ma oltre a questo sentirsi a scuola, non mi ha dato nulla. Nella seconda parte le "signore famose" hanno parlato molto, decisamente, con Malkovich anfitrione. La Sandrelli deludendo, la Papas annoiando e la Denevue contando ogni minuto. Un titolo decisamente azzeccato, ma il film non si è fatto apprezzare come si deve, ho compreso il grande viaggio dell'Europa attraverso 2500 anni di storia come suggerito dal prologo, ma tutto sommato il film non mi è piaciuto. E il finale era agghiacciante, ovviamente.

Sono dovuta arrivare negli Stati Uniti per vedere un lieto fine. Con la soddisfazione di aver visto dei buoni prodotti cinematografici, ma piuttosto depressa, ho infilato la vhs di Abbasso l'amore. Ormai era ora di cena e non si può mangiare mentre la protagonista viene massacrata di legnate o si spezza la schiena dragando un fiume. La Zellweger e i suoi incredibili completini pastello mi hanno riportato all'allegria della commedia anni '50.

Comunque non sono sazia di tristezze. Ho già registrato Maria piena di grazia e dopo averne letto dalle comari sono impaziente di vederlo.

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